Text :
Salvator Ignaz Pintus, nach dem Druck von 1771
Personen:
Ester, Königin von Persien, jüdischer Abstammung Sopran
Assuero, König von Persien Tenor
Mardocheo, Onkel und Ziehvater von Ester Bariton
Amano, persischer Adeliger und Verschwörer Tenor
Zare, Gemahlin Amanos Sopran
Atta, Kämmerer des Königs und Diener Esters Sopran
A cruda morte traggansi
gl’Ebrei che in Persia vivono,
il loro sangue mirino pe‘ suoi sentieri scorrere di Persia le città.
Amano:
O bella luna! Affretta
i tuoi celesti giri.
Lor pianto, lor sospiri, lor morte, lor vendetta
la pace mia sarà.
Coro:
A cruda morte ecc.
Amano:
Si, moran gl’empi, morranno,
vedransi scevre al fine
queste persiane piagge
di tanto infame abominevol gente.
Qual suole di repente
Giove atterrar con la trisulea fiamma
ampia mole, così sarà distrutta
la giudaica nazion,
che occupa omai la Persia e media tutta.
Allor che rieda e splenda
nel mese Adar la novella luna.
In un medesmo giorno
il micidale acciaro
il seno passerà
del più canuto e di chi geme in cuna -
le forti troppo chiaro
parlarone a seconda
dell’odio, che già nacque con me stesso
contro popol’' sì rio.
Del re Agar trucidato
è il sangue mio.
Si, mio grand' avo, degli odiati Ebrei
vendetta prenderò!
e vite lor saran sacrate in vittima
al regio sangue tuo dall‘ empio,
e barbaro Samuele sparso.
Ma del parricidio,
questi non fur già rei. Che importa!
A questo cuore oggetto egli è d’orrore
chi d’Israelita il nome
in fronte porta.
Odio, rabbia, furore, dispetto
fanno strazio di questo mio petto:
Finchè miro restare qui in vita
questa stirpe nefanda, funesta
mai tranquillo sarà questo cuor.
L’ombra amata
del mio re svenato
sempre intorno s’aggira al mio lato;
alla strage m’alletta, m’invita
e vendetta vorrebbe maggior.
Odio, rabbia, furore ecc. (parta)
5 Coro (gl’Ebrei)
D’Abramo, Isacco i figli miseri!
Fra gl’artigli del barbaro inumano
fiero nemico Amano
dovremo qui perir!
Pietà, pietà, Signore! Il nostro pianto mira:
Tanto flagel ritira.
S’è grande il nostro errore,
Tu solo il puoi punir.
Mardocheo:
O dell‘ eterea mole,
supremo reggitor della terra
e di quanto in essa alberga;
prendi, deh prendi verso il popol’ tuo
la tua pietà primiera.
Ah! Non sia mai che oltre la rea Atena,
che il pié ne grava in questo stranio lieo,
n’abbandoni al furore d’un nemico,
ch’altra legge non ha che l’ambizione,
ch’altro Dio non adora
che se stesso.
Ah! Troppo è sitibondo
del nostro comun sangue.
Deh per pietà
ne frena l’empie brame;
un solo cenno tuo
ci può salvar, può romper le sue trame.
Se del mar la rapid‘ onda
arestossi in un momento,
se a se stessa fù di sponda
un tuo cenno solo il fè.
Così il popolo inseguito
fù sotratto al fier cimento:
il nemico poi rapito
da quell‘ onde fù per te.
8 Recitativo
Atta:
T’arresta, Mardocheo!
Mardocheo:
Atta, che rechi?
Dal pallido tuo viso,
amico ben ravviso,
che di lieta novella
apportator non sei.
Atta:
Il pallido color, che miri, è figlio
non di nuncio funesto.
È di pietà.
Un cuor asciuto ciglio vostre estreme sciagure vedere, contemplar,
natura in questo seno
di tempra assai più fina cuor formò.
Il zelo e fedeltade all’Ester tua,
ora già mia sovrana,
la compassion natia
verso l’afflitta gente,
amico, son cagione,
benchè Giudeo non sia,
che la tua pena prenda al par di mia.
Allor che vedo piangere
oppresso qualche misero,
mi sento il sen trafiggere,
mi si divide il cuor.
Mardocheo:
Atta, m’è noto, che se ben non sei
seguace al par
di noi di Mosè né sue leggi...
Atta:
Non fa d’uopo
chi di natura segue
i dettami gravati in cuor d’ognuno.
Né per sua colpa li cancella;
questi sia scita, sia Persiano
non offesso da alcun, non nuocerà
e con gl’afflitti ancor ei penerà.
Dirti vorrei, amico...
Mardocheo:
Parla pure.
Atta:
Di te si lagna Aman’.
Mardocheo:
Che non l’adoro?
Ne mai l’adorerò.
Mi tragga pria dal sen l’istesso Amano
il cuor a brano a brano;
mia legge me lo vieta!
Offenderei il mio Dio.
Atta, s’è ver che m’ami,
taci, deh taci il nome
di quell‘ empio.
Ah! Se di noi ti cale,
dì pur alla reina.
L’asilo á santi preghi
per salvezza comun
solo non basta;
il cielo l’opra nostra desta á preghi unita!
Atta:
Ella di più che mai, dimmi, far deve?
In nera veste squallida
per voi si crucia, prega ed ogni cibo
a se stessa vietò.
Mardocheo:
Dille, che tutto ciò solo non giova.
Dille, che ancor sua vita
sicura non sará.
Che non indugi presentarsi
ad Assuero, interporsi, pregarlo...
Atta:
Che mai dici? Portarsi al regio trono
non chiamata, dalle guardie
saria tosto svenata.
Mardocheo:
Sò, che la legge è questa:
Tu dille, che non tema;
che di quel Dio si fidi,
che Guiditta salvò
tra guerrieri idolatri, empi, ed infidi.
(partono)
Amano:
No, no, Zare mia sposa,
invan tu tenti
clemenza insinuarmi.
Zare:
È la giustizia quella, che ti consiglio.
Amano:
E la giustizia vuole,
che Mardocheo, che sprezza del monarcho
di Persia la gran legge d’adorarmi, perisca.
Zare:
Pera lui.
Se gl’altri al par di lui non sono rei,
gl’altri con lui punire tu non dei.
Le dense cose sono dall‘ ombra lor seguite,
allor che son vestite di luce e di splendor.
Cosi la pena deve seguire,
il reo fallire.
Ma chi punisce senza delitto
il pensier dritto egli smarrisce;
iniquo giudice si sarà ognor.
Le dense ecc.
Amano:
Agl’occhi di chi vanta
de’ regii d’Amalecco, a‘ nostri Dei
grata offerta saran tutti gl’Ebrei.
Zare:
Ma se giusto sono i numi,
vedranno di mal grado
gl’innocenti confusi con i rei.
Amano:
Ti stanchi invano, Zare,
se pretendi al mio cuor pietà infilare.
Tutte ho racchiuse in seno, in cuor ascose
delle furie d’averno
le serpi velenose.
(parte)
13 Coro (Le furie)
Per noi quel cuore s’agita
d’ira, furore e sdegno
contro del popol‘ santo.
Per noi le smanie, il pianto
de‘ tribolati e miseri
a lui son caro oggetto
di gioia, riso, scherno e di piacer.
14 Recitativo
Zare:
Ah, pur troppo, pur troppo
il seno del mio sposo
è un agitato mare;
ma tranquillo non è quello die Zare.
Egli è troppo infierito
contro il popol’ straniero.
Il suo esterminio vuole.
Santi numi!
Che mai sia! Pavento e tremo
per lui, per me,
per i miei figlii temo. (parta)
15 Accompagnato
Ester:
Padre del ciel, se all‘ ira
t’accendono le colpe,
il pentimento al perdon ne richiama.
Le lagrime, i sospiri ed i lamenti,
l’astinenza e digiuno rigoroso
per tre continui dì
ti disarmin la mano:
E tu ritorna omai qual fosti in ver di noi,
padre amoroso.
La grazia, la beltade doti sono
di tua man liberale a me discese.
Tu mi guidasti al trono:
Per loro in ver di me d’amor s’accese
di casto amore il reggitor di Persia.
A si alto grado ascesa,
eterno Dio per te, come veder poss’io
con indolmente ciglio in estremo periglio
il tuo popol’ fedel?
Lo pria di lui cadrò.
Si, si: si vada pure al regio aspetto
e l’acciaro fatal
mi passi il petto.
Eccoti il sangue mio,
per lui te l’offro
in dono, eterno Dio.
Se dell‘ offerta sola sei contento,
Assuero per me placa,
vigor all‘ alma inspira in quel momento.
A confusion degli empi
tu fai, Signor, tal ora
dà pargoletti ancora tue glorie palesar.
Co‘ doni tuoi riempi
il seno, il labro, o Dio,
onde allo sposo mio
possa pietà instillar.
A confusion ecc.
Atta:
Di te in cerca, mia sovrana,
ne vengo.
Ester:
Ebben parlasti con Mardocheo?
Che dice?
Atta:
Ei ti scongiuro,
parla senza dimora ad Assuero.
Dille, mi disse,
ch’Ester pur si fidi del suo Dio,
che Giuditta un dì salvo
tra guerrieri idolatri, empi ed infidi.
Ester:
Dunque si vada,
queste vesti a cambiar,
questo seno ad offrir
a grave scure, ovver pungente spada. (partono)
Assuero:
Se assoluto signor i Dei mi fero,
dell‘ Indo, Nilo, Eufrate e del Giordano,
i popoli ben sanno,
che più da padre,
che da rege impero.
Amano:
Nessun può negarlo, o Sire!
Tua clemenza...
Assuero:
Le leggi, Amano, d’equità prevalonge
in questo cuor, lo sai.
Amano:
E chi l’ignora?
Assuero:
Or la giustizia, ch’esser de la guida
di chi nel mondo impera,
se a punir le colpe mena,
a dispensar i posti e doni scorta.
Ella del par si sdegna,
se in abbandon lasciati
quei che son degni, miri,
oppur gl’indegni
veggansi premiati.
Amano:
Sire, di te non puote alcun lagnarsi.
Assuero:
Eppur il crederesti?
Assuero trova nel giudicar se stesso
che d’ingiustizia è reo.
Amano:
Signor? Che narri?
Assuero:
In un vasallo mio
il merto non premiai.
Amano:
(Non v’ha dubbio,
sì questo sarò io...)
Ebben se tal errore...
Assuero:
Si, lo voglio emendar.
Il tuo consiglio chieggio,
bramo onorar costui,
che mai far deggio?
Ti ramenta però, che il merto è raro,
ch’esser giusto desio
e grato insieme.
Amano:
Dirò, poichè il comandi,
che di tuo regio manto ei sia vestito
ed il diadema tuo cinga sua fronte.
(O, fortunato me!)
Poi sovra d’un de’ tuoi destrier bardato alla reale, ei vada cavaliere;
ed il primo frá grandi del tuo regnocon sua mano il freno regga,
per le piazze
e le vie di Susa il guidi
e ad alta voce gridi:
„Con questo regio peregrino
onore fregia
chi vuol di Persia il reggitore!“
Assuero:
Giusto è il pensier.
Tu sai, che Agatha e Thare avrian
lor mani nel mio sangue intrise.
I santi numi inver di me pietosi
per Mardocheo scopriro
l’orrenda fellonia.
Pur Mardocheo
non è premiato ancora.
Quanto dicesti sà con lui ora.
Amano:
(Ahi, dura legge!)
Sire ... ad altri puoi ...
Assuero:
Taci, non replicar.
Voglio sia noto a Susa,
al mondo intero,
che di giustizia
è seguace Assuero.
Va, ubidisci e ti ramenta,
che tuo guidice son‘ io,
che questo è il voler mio,
che son tuo rè.
Se il tuo cuore ti sgomenta,
se s’affanna á cenni miei,
pensa che tu
mi dei rispetto e fè.
19 Coro (Seguaci d’Assuero)
Veglin sempre propizie le stelle
a difesa del nostro regnante.
Se del giusto
fù sempre egli amante,
l’alterezza dell‘ alme rubelle
seppe ancora da forte abbassar.
20 Marcia
Amano:
Con questo regio peregrino
onore fregia chi vuol
di Persia il reggitore.
21 Coro (gl’Ebrei)
Fra le sventure estreme
dal cielo impietosito
a noi luce di speme
comincia a scintillar.
Seconda Parte
22 Accompagnato
Assuero:
Dunque Susa lodò nel suo rè l’equità,
la giustizia ricompensa a Mardocheo dovuta.
Amici, mi consola il plauso universal,
lieve conforto fra tante cure è questo:
Ad un monarca pur de‘ vassalli il plauso
e gradimento qualche sollievo reca.
Bramerei che, se l’esempio de‘ sovrani
è norma a‘ popoli soggetti,
de‘ miei sudditi ognuno
l’orme ch’imprimo di virtù seguisse
più delle lodi brama.
Ester:
Il tuo divieto convienmi trasgredir.
Assuero:
Sposa, che avvenne, o Dei!
Sento gli affetti miei
tutti confusi in sen.
Fatti cuor, anima mia.
Ester:
Sire, vorrei...
Assuero:
...chiamami sposo e dimmi.
Assuero:
Ester, cara mia vita,
perchè così smarita, sposa,
dimmi perchè? Cara, perchè?
Ester:
Perchè non vidi Assuero
ma un angelo severo,
sposo sol vidi in te.
Assuero:
Sai pur che t’amo
e sai che penderà da‘ tuoi rai
la vita del mio cuor!
Ester:
Lo so, ma pur temei
l’aspetto tuo: credei
morire di dolor.
Assuero:
Ti rasserena, o cara,
ti do, se brami in dono
del regno la metà.
Ester:
Sposo,
l’offerta rara ricuso
e paga sono
di tua dolce amistà.
Assuero:
Qual dubbio del mio amore
puo germogliarti in cuore?
Ester:
Sposo, di questo nò non temei;
di morte sol la legge
a chi fu queste soglie
di proprio arbitrio audace pone il piede,
al tuo regio sembiante in comparir
ratto mi fè languir.
Assuero:
Questa te non comprende:
ingiusto saria Assuero,
se confondesse in uno la sua diletta sposa
e il volgo intero!
Nò, non sia mai,
per questo scettro il giuro.
Chiedi, sposa, da me,
tutto otterrai.
Ester:
D’averti oggi desio
compagno alla mia mensa
Assuero:
Verrò, bell’idol mio.
Ester:
Vorrei che ancor Amano
seguisse il suo sovrano.
Assuero:
Olà che Aman ne venga anch’ei dalla reina.
Se la Persia e la Media
è a me soggetta
arbitra tu ne sei, Ester, de’ cenni
e degli affetti miei.
(parte)
Ester:
O prima intelligenza, esser supremo,
o dal cui cenno pendono
per cui poter s’aggirano
negl’immensi eterei campi
i corpi luminosi!
O Tu, che a tuo talento volgi
e guidi de‘ poveri bisolchi
e de‘ regnanti il cuore,
o Tu, senza il di cui volere
spuntar non puote in verde prato un fiore
tu fà, che cada Amano,
come ravvolgo in mente;
e del mio sposo sia
il volere qual è la brama mia.
Atta:
Ah, quanto in sen mi giubbila
lieto il cor, mia reina!
Sò, che t’accolse il rè;
che incontrastabil pegno
dell‘ amor suo t’ha dato.
Ester:
Si, si, Atta, cosi è.
Amabise, affanoso
mi rincorò languente.
E tal novella reca a Mardocheo!
Atta:
Ad ubbidirti volo.
Ester:
Digli di più, che spero,
prima, che il sol ne lasei,
di cruda morte la sentenza data
contro del popol’ suo
sia con sua gloria ancora rivocata. (parta)
Amano:
Me solo la reina
della sua mensa degna:
il rè m’onora, ognun mi teme...
Zare:
Eppure? In tuo cuore
non trovi ancor riposo.
Amano:
Un solo Ebreo mi toglie
del sen la contentezza,
i numi liberali
d’onor, di gloria e beni
m’han colmato a dovizia
onde in pace e letizia i giorni meni.
Eppure Mardocheo ch’il crederrà,
resiste alle lor voglie,
e dal seno la pace sol mi toglie.
Di tanti beni e tanti mi cambia la dolcezza
in orrida amarezza
un lieve mal.
Forse tra garamanti
piu lieto viverei forse
non averei alcun rival.
Di tanti beni ecc.
26 Recitativo
Zare:
Se il tuo rivale, Amano,
dalla Giudea discende;
ah! Che impossibil sia,
schivi l’arti e le frodi,
alfin cadrai.
Amano:
Questo il mordace verme
che il sen mi rode
e del mio cuor si pasce.
Zare:
Segui, non indugiar,
degli amici il consiglio;
fà pur ch’oggi finisca
di viver Mardocheo.
Amano:
E in mio poter, lo sò!
Zare:
Dunque non più tardar;
al tuo periglio
altro scampo non vedo;
chiuso che sia quel ciglio,
sarà in calma il tuo sen.
Amano:
Santi numi possenti, voi parlate
per la sposa e gl’ amici
a questo cuore.
Si, Zare, tel prometto,
pria che s’asconda il sole in oceano
tolto di vita l’empio si sarà.
Vivrà contento Amano. (parte)
27 Accompagnato
Zare:
Quale, o Dei, quel caro nome
ornato sul mio labbro
inusitata smania in sen mi sveglia!
Trema il cuore: il sangue lento
e gelido lo sento entro le vene.
Santi numi,
son questi segni di gioia,
oppur segni di pene?
Numi pietosi, dite,
il tumulto, che in me sento
d’Amano al dolce accento,
è foriere di piacere
ò di pena crudel?
Deh, per pietà, scoprite,
qual destin s’asconda in questo
mio palpitar funesto.
Eterni Dei, a’ dubbi miei
deh ne togliete il vel.
Numi pietosi, ecc.
29 Recitativo
Mardocheo:
Quel che mi narri, amico,
felice avvenimento nuovo
già non mi giunge.
Atta:
Era già noto? Come?
Dalla reina or a te ne vengo;
ne alcun prima di me nò,
non potea tal novella recarti.
Mardocheo:
Atta, nessuno meco parlò finor.
Atta:
Come dunque asserir puoi:
tal evento nuovo non è per me.
Mardocheo:
Atta, se al par di noi tu conoscessi
l’idole amabile del nostro Dio;
Atta ancor parlerià come parl’io.
Atta:
Atta non mai dirià un segreto saper,
s’egli l’ignora.
Mardocheo:
Sappi, amico, che qualora
il nostro cuor desia,
schivare un male
ed ottenere un bene;
ne rendono sicuri
i preghi uniti
alla divina speme.
Se mai Dio viene sdegnato;
se il flagel prende e minaccia
di voler il reo punito
alla destra sua possente
preghi e speme sono il fren.
Così il mar talora irato
vento amico di repente
pone in calma ed in bonaccia;
e al nocchiero impallidito
fa tornar la gioja in sen.
Se mai Dio ecc.
31 Recitativo
Atta:
Or intendo perchè mi disse la reina,
„pria che la notte ingombri
Susa con le sue tenebre
e tutte renda d’un medesmo color le cose,
spero tolta sarà d’Assuero
contro gl’ Ebrei di morte la sentenza.“
Mardocheo:
Quest‘ ancora la divina clemenza
mi risveglia nel sen speranza ognora.
Atta:
Ma i nostri Dei perchè non usano
con noi tanta mercè?
A‘ numi miei possenti
offro anch’io preghiere e voti;
ma nel mio seno
i moti sono lenti;
ne’ vigore sento di speme in cuor.
Dubbioso ognora non sò,
se sia la colpa mia,
o di possanza mancanza in lor.
A‘ numi miei possenti ecc.
Mardocheo:
Nò, colpa tua non è.
Atta:
Di chi dunque sarà?
Mardocheo:
Dell‘ istessa Deità
Atta:
Se i Dei peccano ancora in noi mortali
dovran scemar
di reità i delitti.
Mardocheo:
Codesti numi tuoi,
Atta, non peccan, nò:
Ma né ponno far mal,
né bene a noi.
L’ignoranza e malizia,
d‘ onde traggono essi l’origin sua
solo alle rozze menti,
color che fragil legno,
o duro marmo sono,
fan credere sia Dei,
e dei possenti.
Caro amico, una volta
conosci e credi, che come dalle tenebre
luce non puoi sperar;
così tu non potrai
grazia ottener da’ numi tuoi giammai.
Quell’ esser primo e solo...
Atta:
Mardocheo, alla sovrana
io deggio ritornar.
Ne richiama il dovere.
Amico addio.
(parte)
34 Accompagnato
Mardocheo:
Luce increata, immensa,
un raggio solo vibra
d’Atta nel docil cuore;
dalla sua mente sgombra
quello d’infedeltà caliginoso vapor,
che senza colpa il sen gl’ingombra.
Sarà fievole e vano
ogni conato mio:
Signor, quest’ opera
sol far può tua mano.
Fra le caligini dell’ ignoranza
e dell’ errore,
se non l’ illumina il tuo splendore,
non può conoscere la verità.
Ester:
E quanti appresso doni,
grazie da te, ebbe l’ingrato!
Assuero:
Che tentasse il parricida
togliere a me la vita
per desio di regnar io ben comprendo.
Ma contro la vita tua, Ester,
bramar congiure non intendo.
Ester:
Stretto nodo di sangue
a Mardocheo mi lega.
In quel momento che de’ felloni Eunuchi
ei ti svelo per me
il mediato tradimento orrendo,
odio implacabile contro di noi nutrì.
Giuro vendetta,
estinti ci volea; e con noi tutti
gl’Ebrei, che sono in Persia ancor distrutti.
Assuero:
Or m’avveggo perché l’empio m’offerse
immensa somma d’oro, se di morte
a quanti sono Ebrei nel regno mio
la sentenza segnavo.
Ah, se potesse più volte
il perfido morir!
Delle più crude morti, smanie e pene
gli vorrei far sentir.
Ester:
Dell’ oro altrui, dell’ altrui sangue
mai sitibondo non fosti.
Assuero:
No, mio bene;
lo sà la Persia tutta.
Egli al mio onore
questi sfregi avea fatto il traditore.
Infelici regnanti!
Un amico fedel talor credete
quel che appressate al seno.
Ed è una serpe crudel pien di veleno.
Mardocheo:
Alle tue regie piante...
Assuero:
Sorgi, amico. Il tuo zelo per me,
di tua fedeltade i pegni,
di natura il legame,
che sì d’appresso all’ Ester mia ti stringe,
del bel nome d’amico
ti fan degno.
Mardocheo:
Chiamami amico, Sire, qual fui,
servo fedel sarò!
Di tanta tua mercè
di Mardocheo, signore, il cuore è pago.
Assuero:
Ma non è quel d’Assuero.
Mardocheo con Assuero il rè sarà.
Del mio volere in pegno
ecco l’anello real.
Scrivi, amico; sollecito comanda,
che nel mio regno niuno vassallo ardisca
stender la mano contro alcun Ebreo.
Sò che t’odiava Amano
ed abboriva teco la tua gente.
Il superbo fellone, omai estinto
sia d’immortal esempio al mondo intero,
che l’orgoglioso altiero alfin cadrà;
e da numi sarà difeso
ed essaltato l’innocente.
42 Coro (Seguaci d’Assuero)
La Persia ed Israele
d’Ester alla bellezza,
alla grazia ed al potere
d’Assuero, alla fortezza,
clemenza ed equità
serto di lodi ognora tessera.
Di Persia la reina
è bell’ ombra e figura
di quella Vergin pura,
feconda madre insieme.
De’ mortali sarà
la dolce speme;
difesa loro, e sia nel tempo stesso
al desiato Salvator suo figlio
freno all’ ira:
al perdon darà consiglio.
La Persia ed Israele ecc.