Carl Ditters von Dittersdorf:

 „Ester, ossia la liberatrice del popolo giudaico” (Oratorio, 1773)

 

Text :

Salvator Ignaz Pintus, nach dem Druck von 1771

 

Personen:

Ester, Königin von Persien, jüdischer Abstammung                               Sopran

Assuero, König von Persien                                                                 Tenor

Mardocheo, Onkel und Ziehvater von Ester                                            Bariton

Amano, persischer Adeliger und Verschwörer                                        Tenor

Zare, Gemahlin Amanos                                                                       Sopran

Atta, Kämmerer des Königs und Diener Esters                                       Sopran

 

 

Prima parte

 

1 Sinfonia

 

2 Coro (Seguaci d’Amano) e soli

A cruda morte traggansi

gl’Ebrei che in Persia vivono,

il loro sangue mirino pe‘ suoi sentieri scorrere di Persia le città.

Amano:

O bella luna! Affretta

i tuoi celesti giri.

Lor pianto, lor sospiri, lor morte, lor vendetta

la pace mia sarà.

Coro:

A cruda morte ecc.

 

3 Recitativo

Amano:

Si, moran gl’empi, morranno,

vedransi scevre al fine

queste persiane piagge

di tanto infame abominevol gente.

Qual suole di repente

Giove atterrar con la trisulea fiamma

ampia mole, così sarà distrutta

la giudaica nazion,

che occupa omai la Persia e media tutta.

Allor che rieda e splenda

nel mese Adar la novella luna.

In un medesmo giorno

il micidale acciaro

il seno passerà

del più canuto e di chi geme in cuna -

le forti troppo chiaro

parlarone a seconda

dell’odio, che già nacque con me stesso

contro popol’' sì rio.

Del re Agar trucidato

è il sangue mio.

Si, mio grand' avo, degli odiati Ebrei

vendetta prenderò!

e vite lor saran sacrate in vittima

al regio sangue tuo dall‘ empio,

e barbaro Samuele sparso.

Ma del parricidio,

questi non fur già rei. Che importa!

A questo cuore oggetto egli è d’orrore

chi d’Israelita il nome

in fronte porta.

 

4 Aria

Odio, rabbia, furore, dispetto

fanno strazio di questo mio petto:

Finchè miro restare qui in vita

questa stirpe nefanda, funesta

mai tranquillo sarà questo cuor.

   L’ombra amata

del mio re svenato

sempre intorno s’aggira al mio lato;

alla strage m’alletta, m’invita

e vendetta vorrebbe maggior.

   Odio, rabbia, furore ecc. (parta)

 

5 Coro (gl’Ebrei)

D’Abramo, Isacco i figli miseri!

Fra gl’artigli del barbaro inumano

fiero nemico Amano

dovremo qui perir!

  Pietà, pietà, Signore! Il nostro pianto mira:

Tanto flagel ritira.

S’è grande il nostro errore,

Tu solo il puoi punir.

 

6 Recitativo

Mardocheo:

O dell‘ eterea mole,

supremo reggitor della terra

e di quanto in essa alberga;

prendi, deh prendi verso il popol’ tuo

la tua pietà primiera.

Ah! Non sia mai che oltre la rea Atena,

che il pié ne grava in questo stranio lieo,

n’abbandoni al furore d’un nemico,

ch’altra legge non ha che l’ambizione,

ch’altro Dio non adora

che se stesso.

Ah! Troppo è sitibondo

del nostro comun sangue.

Deh per pietà

ne frena l’empie brame;

un solo cenno tuo

ci può salvar, può romper le sue trame.

 

7 Aria

Se del mar la rapid‘ onda

arestossi in un momento,

se a se stessa fù di sponda

un tuo cenno solo il fè.

   Così il popolo inseguito

fù sotratto al fier cimento:

il nemico poi rapito

da quell‘ onde fù per te.

 

8 Recitativo

Atta:

T’arresta, Mardocheo!

Mardocheo:

Atta, che rechi?

Dal pallido tuo viso,

amico ben ravviso,

che di lieta novella

apportator non sei.

Atta:

Il pallido color, che miri, è figlio

non di nuncio funesto.

È di pietà.

Un cuor asciuto ciglio vostre estreme sciagure vedere, contemplar,

natura in questo seno

di tempra assai più fina cuor formò.

Il zelo e fedeltade all’Ester tua,

ora già mia sovrana,

la compassion natia

verso l’afflitta gente,

amico, son cagione,

benchè Giudeo non sia,

che la tua pena prenda al par di mia.

 

9 Aria

Allor che vedo piangere

oppresso qualche misero,

mi sento il sen trafiggere,

mi si divide il cuor.

 

10 Recitativo

Mardocheo:

Atta, m’è noto, che se ben non sei

seguace al par

di noi di Mosè né sue leggi...

Atta:

Non fa d’uopo

chi di natura segue

i dettami gravati in cuor d’ognuno.

Né per sua colpa li cancella;

questi sia scita, sia Persiano

non offesso da alcun, non nuocerà

e con gl’afflitti ancor ei penerà.

Dirti vorrei, amico...

Mardocheo:

Parla pure.

Atta:

Di te si lagna Aman’.

 

Mardocheo:

Che non l’adoro?

Ne mai l’adorerò.

Mi tragga pria dal sen l’istesso Amano

il cuor a brano a brano;

mia legge me lo vieta!

Offenderei il mio Dio.

Atta, s’è ver che m’ami,

taci, deh taci il nome

di quell‘ empio.

Ah! Se di noi ti cale,

dì pur alla reina.

L’asilo á santi preghi

per salvezza comun

solo non basta;

il cielo l’opra nostra desta á preghi unita!

Atta:

Ella di più che mai, dimmi, far deve?

In nera veste squallida

per voi si crucia, prega ed ogni cibo

a se stessa vietò.

Mardocheo:

Dille, che tutto ciò solo non giova.

Dille, che ancor sua vita

sicura non sará.

Che non indugi presentarsi

ad Assuero, interporsi, pregarlo...

Atta:

Che mai dici? Portarsi al regio trono

non chiamata, dalle guardie

saria tosto svenata.

Mardocheo:

Sò, che la legge è questa:

Tu dille, che non tema;

che di quel Dio si fidi,

che Guiditta salvò

tra guerrieri idolatri, empi, ed infidi.

(partono)

Amano:

No, no, Zare mia sposa,

invan tu tenti

clemenza insinuarmi.

Zare:

È la giustizia quella, che ti consiglio.

Amano:

E la giustizia vuole,

che Mardocheo, che sprezza del monarcho

di Persia la gran legge d’adorarmi, perisca.

Zare:

Pera lui.

Se gl’altri al par di lui non sono rei,

gl’altri con lui punire tu non dei.

 

11 Aria

Le dense cose sono dall‘ ombra lor seguite,

allor che son vestite di luce e di splendor.

Cosi la pena deve seguire,

il reo fallire.

Ma chi punisce senza delitto

il pensier dritto egli smarrisce;

iniquo giudice si sarà ognor.

   Le dense ecc.

 

12 Recitativo

Amano:

Agl’occhi di chi vanta

de’ regii d’Amalecco, a‘ nostri Dei

grata offerta saran tutti gl’Ebrei.

Zare:

Ma se giusto sono i numi,

vedranno di mal grado

gl’innocenti confusi con i rei.

Amano:

Ti stanchi invano, Zare,

se pretendi al mio cuor pietà infilare.

Tutte ho racchiuse in seno, in cuor ascose

delle furie d’averno

le serpi velenose.

(parte)

 

13 Coro (Le furie)

Per noi quel cuore s’agita

d’ira, furore e sdegno

contro del popol‘ santo.

Per noi le smanie, il pianto

de‘ tribolati e miseri

a lui son caro oggetto

di gioia, riso, scherno e di piacer.

 

14 Recitativo

Zare:

Ah, pur troppo, pur troppo

il seno del mio sposo

è un agitato mare;

ma tranquillo non è quello die Zare.

Egli è troppo infierito

contro il popol’ straniero.

Il suo esterminio vuole.

Santi numi!

Che mai sia! Pavento e tremo

per lui, per me,

per i miei figlii temo. (parta)

 

15 Accompagnato

Ester:

Padre del ciel, se all‘ ira

t’accendono le colpe,

il pentimento al perdon ne richiama.

Le lagrime, i sospiri ed i lamenti,

l’astinenza e digiuno rigoroso

per tre continui dì

ti disarmin la mano:

E tu ritorna omai qual fosti in ver di noi,

padre amoroso.

La grazia, la beltade doti sono

di tua man liberale a me discese.

Tu mi guidasti al trono:

Per loro in ver di me d’amor s’accese

di casto amore il reggitor di Persia.

A si alto grado ascesa,

eterno Dio per te, come veder poss’io

con indolmente ciglio in estremo periglio

il tuo popol’ fedel?

Lo pria di lui cadrò.

Si, si: si vada pure al regio aspetto

e l’acciaro fatal

mi passi il petto.

Eccoti il sangue mio,

per lui te l’offro

in dono, eterno Dio.

Se dell‘ offerta sola sei contento,

Assuero per me placa,

vigor all‘ alma inspira in quel momento.

 

16 Aria

A confusion degli empi

tu fai, Signor, tal ora

dà pargoletti ancora tue glorie palesar.

   Co‘ doni tuoi riempi

il seno, il labro, o Dio,

onde allo sposo mio

possa pietà instillar.

   A confusion ecc.

 

17 Recitativo

Atta:

Di te in cerca, mia sovrana, 

ne vengo.

Ester:

Ebben parlasti con Mardocheo?

Che dice?

Atta:

Ei ti scongiuro,

parla senza dimora ad Assuero.

Dille, mi disse,

ch’Ester pur si fidi del suo Dio,

che Giuditta un dì salvo

tra guerrieri idolatri, empi ed infidi.

Ester:

Dunque si vada,

queste vesti a cambiar,

questo seno ad offrir

a grave scure, ovver pungente spada. (partono)

Assuero:

Se assoluto signor i Dei mi fero,

dell‘ Indo, Nilo, Eufrate e del Giordano,

i popoli ben sanno,

che più da padre,

che da rege impero.

Amano:

Nessun può negarlo, o Sire!

Tua clemenza...

Assuero:

Le leggi, Amano, d’equità prevalonge

in questo cuor, lo sai.

Amano:

E chi l’ignora?

Assuero:

Or la giustizia, ch’esser de la guida

di chi nel mondo impera,

se a punir le colpe mena,

a dispensar i posti e doni scorta.

Ella del par si sdegna,

se in abbandon lasciati

quei che son degni, miri,

oppur gl’indegni

veggansi premiati.

Amano:

Sire, di te non puote alcun lagnarsi.

Assuero:

Eppur il crederesti?

Assuero trova nel giudicar se stesso

che d’ingiustizia è reo.

Amano:

Signor? Che narri?

Assuero:

In un vasallo mio

il merto non premiai.

Amano:

(Non v’ha dubbio,

sì questo sarò io...)

Ebben se tal errore...

Assuero:

Si, lo voglio emendar.

Il tuo consiglio chieggio,

bramo onorar costui,

che mai far deggio?

Ti ramenta però, che il merto è raro,

ch’esser giusto desio

e grato insieme.

Amano:

Dirò, poichè il comandi,

che di tuo regio manto ei sia vestito

ed il diadema tuo cinga sua fronte.

(O, fortunato me!)

Poi sovra d’un de’ tuoi destrier bardato alla reale, ei vada cavaliere;

ed il primo frá grandi del tuo regnocon sua mano il freno regga,

per le piazze

e le vie di Susa il guidi

e ad alta voce gridi:

„Con questo regio peregrino

onore fregia

chi vuol di Persia il reggitore!“

Assuero:

Giusto è il pensier.

Tu sai, che Agatha e Thare avrian

lor mani nel mio sangue intrise.

I santi numi inver di me pietosi

per Mardocheo scopriro

l’orrenda fellonia.

Pur Mardocheo

non è premiato ancora.

Quanto dicesti sà con lui ora.

Amano:

(Ahi, dura legge!)

Sire ... ad altri puoi ...

Assuero:

Taci, non replicar.

Voglio sia noto a Susa,

al mondo intero,

che di giustizia

è seguace Assuero.

 

18 Aria

Va, ubidisci e ti ramenta,

che tuo guidice son‘ io,

che questo è il voler mio,

che son tuo rè.

Se il tuo cuore ti sgomenta,

se s’affanna á cenni miei,

pensa che tu

mi dei rispetto e fè.

 

19 Coro (Seguaci d’Assuero)

Veglin sempre propizie le stelle

a difesa del nostro regnante.

Se del giusto

fù sempre egli amante,

l’alterezza dell‘ alme rubelle

seppe ancora da forte abbassar.

 

20 Marcia

Amano:

Con questo regio peregrino

onore fregia chi vuol

di Persia il reggitore.

 

21 Coro (gl’Ebrei)

Fra le sventure estreme

dal cielo impietosito

a noi luce di speme

comincia a scintillar.

 

 

Seconda Parte

 

22 Accompagnato

Assuero:

Dunque Susa lodò nel suo rè l’equità,

la giustizia ricompensa a Mardocheo dovuta.

Amici, mi consola il plauso universal,

lieve conforto fra tante cure è questo:

Ad un monarca pur de‘ vassalli il plauso

e gradimento qualche sollievo reca.

Bramerei che, se l’esempio de‘ sovrani

è norma a‘ popoli soggetti,

de‘ miei sudditi ognuno

l’orme ch’imprimo di virtù seguisse

più delle lodi brama.

Ester:

Il tuo divieto convienmi trasgredir.

Assuero:

Sposa, che avvenne, o Dei!

Sento gli affetti miei

tutti confusi in sen.

Fatti cuor, anima mia.

Ester:

Sire, vorrei...

Assuero:

...chiamami sposo e dimmi.

 

23 Duetto

Assuero:

Ester, cara mia vita,

perchè così smarita, sposa,

dimmi perchè? Cara, perchè?

Ester:

Perchè non vidi Assuero

ma un angelo severo,

sposo sol vidi in te.

Assuero:

Sai pur che t’amo

e sai che penderà da‘ tuoi rai

la vita del mio cuor!

Ester:

Lo so, ma pur temei

l’aspetto tuo: credei

morire di dolor.

Assuero:

Ti rasserena, o cara,

ti do, se brami in dono

del regno la metà.

Ester:

Sposo,

l’offerta rara ricuso

e paga sono

di tua dolce amistà.

 

24 Recitativo

Assuero:

Qual dubbio del mio amore

puo germogliarti in cuore?

Ester:

Sposo, di questo nò non temei;

di morte sol la legge

a chi fu queste soglie

di proprio arbitrio audace pone il piede,

al tuo regio sembiante in comparir

ratto mi fè languir.

Assuero:

Questa te non comprende:

ingiusto saria Assuero,

se confondesse in uno la sua diletta sposa

e il volgo intero!

Nò, non sia mai,

per questo scettro il giuro.

Chiedi, sposa, da me,

tutto otterrai.

Ester:

D’averti oggi desio

compagno alla mia mensa

Assuero:

Verrò, bell’idol mio.

Ester:

Vorrei che ancor Amano

seguisse il suo sovrano.

Assuero:

Olà che Aman ne venga anch’ei dalla reina.

Se la Persia e la Media

è a me soggetta

arbitra tu ne sei, Ester, de’ cenni

e degli affetti miei.

(parte)

Ester:

O prima intelligenza, esser supremo,

o dal cui cenno pendono

per cui poter s’aggirano

negl’immensi eterei campi

i corpi luminosi!

O Tu, che a tuo talento volgi

e guidi de‘ poveri bisolchi

e de‘ regnanti il cuore,

o Tu, senza il di cui volere

spuntar non puote in verde prato un fiore

tu fà, che cada Amano,

come ravvolgo in mente;

e del mio sposo sia

il volere qual è la brama mia.

Atta:

Ah, quanto in sen mi giubbila

lieto il cor, mia reina!

Sò, che t’accolse il rè;

che incontrastabil pegno

dell‘ amor suo t’ha dato.

Ester:

Si, si, Atta, cosi è.

Amabise, affanoso

mi rincorò languente.

E tal novella reca a Mardocheo!

Atta:

Ad ubbidirti volo.

Ester:

Digli di più, che spero,

prima, che il sol ne lasei,

di cruda morte la sentenza data

contro del popol’ suo

sia con sua gloria ancora rivocata. (parta)

Amano:

Me solo la reina

della sua mensa degna:

il rè m’onora, ognun mi teme...

Zare:

Eppure? In tuo cuore

non trovi ancor riposo.

Amano:

Un solo Ebreo mi toglie

del sen la contentezza,

i numi liberali

d’onor, di gloria e beni

m’han colmato a dovizia

onde in pace e letizia i giorni meni.

Eppure Mardocheo ch’il crederrà,

resiste alle lor voglie,

e dal seno la pace sol mi toglie.

 

25 Aria

Di tanti beni e tanti mi cambia la dolcezza

in orrida amarezza

un lieve mal.

   Forse tra garamanti

piu lieto viverei forse

non averei alcun rival.

   Di tanti beni ecc.

 

26 Recitativo

Zare:

Se il tuo rivale, Amano,

dalla Giudea discende;

ah! Che impossibil sia,

schivi l’arti e le frodi,

alfin cadrai.

Amano:

Questo il mordace verme

che il sen mi rode

e del mio cuor si pasce.

Zare:

Segui, non indugiar,

degli amici il consiglio;

fà pur ch’oggi finisca

di viver Mardocheo.

Amano:

E in mio poter, lo sò!

Zare:

Dunque non più tardar;

al tuo periglio

altro scampo non vedo;

chiuso che sia quel ciglio,

sarà in calma il tuo sen.

Amano:

Santi numi possenti, voi parlate

per la sposa e gl’ amici

a questo cuore.

Si, Zare, tel prometto,

pria che s’asconda il sole in oceano

tolto di vita l’empio si sarà.

Vivrà contento Amano. (parte)

 

27 Accompagnato

Zare:

Quale, o Dei, quel caro nome

ornato sul mio labbro

inusitata smania in sen mi sveglia!

Trema il cuore: il sangue lento

e gelido lo sento entro le vene.

Santi numi,

son questi segni di gioia,

oppur segni di pene?

 

28 Aria

Numi pietosi, dite,

il tumulto, che in me sento

d’Amano al dolce accento,

  è foriere di piacere

ò di pena crudel?

Deh, per pietà, scoprite,

qual destin s’asconda in questo

mio palpitar funesto.

   Eterni Dei, a’ dubbi miei

deh ne togliete il vel.

Numi pietosi, ecc.

 

29 Recitativo

Mardocheo:

Quel che mi narri, amico,

felice avvenimento nuovo

già non mi giunge.

Atta:

Era già noto? Come?

Dalla reina or a te ne vengo;

ne alcun prima di me nò,

non potea tal novella recarti.

Mardocheo:

Atta, nessuno meco parlò finor.

Atta:

Come dunque asserir puoi:

tal evento nuovo non è per me.

Mardocheo:

Atta, se al par di noi tu conoscessi

l’idole amabile del nostro Dio;

Atta ancor parlerià come parl’io.

Atta:

Atta non mai dirià un segreto saper,

s’egli l’ignora.

Mardocheo:

Sappi, amico, che qualora

il nostro cuor desia,

schivare un male

ed ottenere un bene;

ne rendono sicuri

i preghi uniti

alla divina speme.

 

30 Aria

Se mai Dio viene sdegnato;

se il flagel prende e minaccia

di voler il reo punito

alla destra sua possente

preghi e speme sono il fren.

   Così il mar talora irato

vento amico di repente

pone in calma ed in bonaccia;

e al nocchiero impallidito

fa tornar la gioja in sen.

   Se mai Dio ecc.

 

31 Recitativo

Atta:

Or intendo perchè mi disse la reina,

„pria che la notte ingombri

Susa con le sue tenebre

e tutte renda d’un medesmo color le cose,

spero tolta sarà d’Assuero

contro gl’ Ebrei di morte la sentenza.“

Mardocheo:

Quest‘ ancora la divina clemenza

mi risveglia nel sen speranza ognora.

Atta:

Ma i nostri Dei perchè non usano

con noi tanta mercè?

 

32 Aria

A‘ numi miei possenti

offro anch’io preghiere e voti;

ma nel mio seno

i moti sono lenti;

ne’ vigore sento di speme in cuor.

   Dubbioso ognora non sò,

se sia la colpa mia,

o di possanza mancanza in lor.

   A‘ numi miei possenti ecc.

 

33 Recitativo

Mardocheo:

Nò, colpa tua non è.

Atta:

Di chi dunque sarà?

Mardocheo:

Dell‘ istessa Deità

Atta:

Se i Dei peccano ancora in noi mortali

dovran scemar

di reità i delitti.

Mardocheo:

Codesti numi tuoi,

Atta, non peccan, nò:

Ma né ponno far mal,

né bene a noi.

L’ignoranza e malizia,

d‘ onde traggono essi l’origin sua

solo alle rozze menti,

color che fragil legno,

o duro marmo sono,

fan credere sia Dei,

e dei possenti.

Caro amico, una volta

conosci e credi, che come dalle tenebre

luce non puoi sperar;

così tu non potrai

grazia ottener da’ numi tuoi giammai.

Quell’ esser primo e solo...

Atta:

Mardocheo, alla sovrana

io deggio ritornar.

Ne richiama il dovere.

Amico addio.

(parte)

 

34 Accompagnato

Mardocheo:

Luce increata, immensa,

un raggio solo vibra

d’Atta nel docil cuore;

dalla sua mente sgombra

quello d’infedeltà caliginoso vapor,

che senza colpa il sen gl’ingombra.

Sarà fievole e vano

ogni conato mio:

Signor, quest’ opera

sol far può tua mano.

 

35 Aria

Fra le caligini dell’ ignoranza

e dell’ errore,

se non l’ illumina il tuo splendore,

non può conoscere la verità.

Ester:

E quanti appresso doni,

grazie da te, ebbe l’ingrato!

Assuero:

Che tentasse il parricida

togliere a me la vita

per desio di regnar io ben comprendo.

Ma contro la vita tua, Ester,

bramar congiure non intendo.

Ester:

Stretto nodo di sangue

a Mardocheo mi lega.

In quel momento che de’ felloni Eunuchi

ei ti svelo per me

il mediato tradimento orrendo,

odio implacabile contro di noi nutrì.

Giuro vendetta,

estinti ci volea; e con noi tutti

gl’Ebrei, che sono in Persia ancor distrutti.

Assuero:

Or m’avveggo perché l’empio m’offerse

immensa somma d’oro, se di morte

a quanti sono Ebrei nel regno mio

la sentenza segnavo.

Ah, se potesse più volte

il perfido morir!

Delle più crude morti, smanie e pene

gli vorrei far sentir.

Ester:

Dell’ oro altrui, dell’ altrui sangue

mai sitibondo non fosti.

Assuero:

No, mio bene;

lo sà la Persia tutta.

Egli al mio onore

questi sfregi avea fatto il traditore.

Infelici regnanti!

Un amico fedel talor credete

quel che appressate al seno.

Ed è una serpe crudel pien di veleno.

Mardocheo:

Alle tue regie piante...

Assuero:

Sorgi, amico. Il tuo zelo per me,

di tua fedeltade i pegni,

di natura il legame,

che sì d’appresso all’ Ester mia ti stringe,

del bel nome d’amico

ti fan degno.

Mardocheo:

Chiamami amico, Sire, qual fui,

servo fedel sarò!

Di tanta tua mercè

di Mardocheo, signore, il cuore è pago.

Assuero:

Ma non è quel d’Assuero.

Mardocheo con Assuero il rè sarà.

Del mio volere in pegno

ecco l’anello real.

Scrivi, amico; sollecito comanda,

che nel mio regno niuno vassallo ardisca

stender la mano contro alcun Ebreo.

Sò che t’odiava Amano

ed abboriva teco la tua gente.

Il superbo fellone, omai estinto

sia d’immortal esempio al mondo intero,

che l’orgoglioso altiero alfin cadrà;

e da numi sarà difeso

ed essaltato l’innocente.

 

42 Coro (Seguaci d’Assuero)

La Persia ed Israele

d’Ester alla bellezza,

alla grazia ed al potere

d’Assuero, alla fortezza,

clemenza ed equità

serto di lodi ognora tessera.

  Di Persia la reina

è bell’ ombra e figura

di quella Vergin pura,

feconda madre insieme.

  De’ mortali sarà

la dolce speme;

difesa loro, e sia nel tempo stesso

al desiato Salvator suo figlio

freno all’ ira:

al perdon darà consiglio.

  La Persia ed Israele ecc.

 

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