Johann Christian Bach, “Gioas, Rè di Giuda” (London, 1770)

 

 

Libretto: (italienisch)

Pietro Metastasio (1698 – 1782), bearbeitet von Giovan Gualberto Bottarelli

 

Personen:

 

Gioas, Sohn von Ahasiah und Sebia, unter dem Namen Hoseah                Altus

Sebia, Witwe Ahasiahs und Mutter von Gioas                                          Sopran

Atalia, Großmutter von Gioas, Ursupatorin des Judäischen Thrones           Alt

Gioiada, Hoherpriester der Juden                                                             Tenor

Ismaele, Führer der Leviten                                                                     Sopran

Matan, ein Baalpriester                                                                           Bass

 

 

 

Parte Prima

 
Ouvertura
(Grave - Allegro - Grave)

 

 

Recitativo

Ismaele:

Eterno Dio! Dunque scintilla ancora la

face di Davidde? Ove s’asconde?

Guidami al nostro Rè!

Gioiada:

In questo sacro soggiorno

è chiuso il prezioso avanzo

della stirpe reale.

Al trono avido oggi

renderlo io voglio.

Ismaele:

Il grande arcano

tutto ancor non comprendo.

Gioiada:

A me consorte sai,

ch‘ è Giosaba,

ad Ocasia germana.

Ismaele:

Chi potrebbe ignorarlo?

Gioiada:

A lei dobbiamo il nostro Rè.

Ismaele:

Quando si piange estinta, quando par,

che si lasci in abbandono

la stirpe di Davidde,

eccola in trono.

 

 

Aria (Ismaele)

Pianta così che pare estinta inaridita,

torna più bella in vita

tal volta a germogliar.

Face così talora che par,

che manchi, e mora

di maggior lume adorna

ritorna a scintillar.

Pianta così …

 

 

Recitativo

 Gioiada:

Non più, caro Ismael, vanne,

e seguisci quanto t’imposi,

e il gran segreto intanto custodisci geloso.

Ismaele:

Ed abbastanza avrem di forze

a sostener gli sdegni della tiranna,

e de‘ seguaci suoi?

Gioiada:

Và! Saremmo i più forti.

È Dio con noi.

 

 

Coro (di Leviti)

È Dio con noi. Se pensi chi siam,

che Dio c’assiste, e quanti e

quali prodigi oprò per noi:

Sù passi nostri ei l’eritreo divise.

Ei l’onde amare ne raddolcì.

Negli aridi macigni

ampie vene ei ne aperse.

Soli:

Ei pel deserto ci guidò,

ci nutrì.

Coro:

Fidarci adesso dobbiam

che ci sostenga.

Ah sì, presente è il celeste favor.

Leviti, andiamo! Difendi il popol tuo,

gran Dio d’Abramo!

 

 

Recitativo

Gioas:

Padre accorri!

Ah, non sai?

S’armano a gara i Leviti nel tempio.

Gioiada:

Osea, quelle armi non sian volte

in tuo danno.

(Eterno Dio! La madre di Gioas!)

Tu qui? Che avvenne?

Come in Gerusalemme!

Sebia:

A se mi chiama

l’indegna usurpatrice.

Gioas:

Perchè piange, signor, quella infelice?

Gioiada:

Taci, il saprai!

Sebia:

Gioiada, è quel fanciullo il figlio tuo?

Gioiada:

Nò, pargoletto il presi

orfano ad educar.

Sebia:

S‘apella?

Gioiada:

Osea.

Sebia:

Di chi nacque?

Gioiada:

Nol sò.

Sebia:

Ma la tua madre, Osea, dov’è?

Gioas:

Mai non la vidi.

Sebia:

In parte, sventurato fanciullo,

a me somigli:

Tu sei privo di madre,

ed io di figli.

Gioas:

Deh, non pianger perciò. Chi sa?

Potrebbe forse l’eterno padre a te rendere i figli,

a me la madre.

Gioiada:

Osea, vanne, e m’attendi

nel portico vicino.

Gioas:

Ubbidisco; ma vedi,

che piange ancor!

Deh la consola!

Sebia:

Ah, dimmi, mio caro Osea,

perchè mi guardi, e pensi?

 

 

Aria (Gioas)

Penso nel tuo dolor,

ch’ebbi una madre ancor,

che quanto mi perdè forse piangea così.

Ah, dove sia non so.

Ma il nostro Dio lo sa.

A lui la chiederò,

egli se vuol, potrà

renderla in questo dì.

Penso nel … (parte)

 

 

Recitativo

Gioiada:

Và! T’attende Atalia.

Sai, che i sospetti l’eterna compagnia

son de‘ tiranni.

Sebia:

Ah, tu m’affretti

a rinnovar gli affanni!

Gioiada:

Chi sa, figlia, chi sa?

Mi dice il core,

che oggi lieta sarai.

 

 

Accompagnato

Sebia:

Ah, padre, ah, tu non sai

qual tormento è per me,

vedova, e serva ritornar

dove fui sposa e Regina:

Veder la mia ruina.

Servir di trono al tradimento altrui,

ripensar quel, che sono,

e quel, che fui.

 

Aria (Sebia)

Nel mirar le soglie, oh Dio!

Tinte ancor del sangue mio,

sentirò tremarmi il core e d’orrore,

e di pietà!

Avrò innazi i figli amati moribondi,

abbandonati;

e la barbara

fra tanto al mio pianto insulterà.

Nel mirar … (parte)

 

 

Recitativo

Gioiada:

Misera madre!

Ah, nuovo sprone all‘ opra

sia quel dolor! Di collocar sul trono il germoglio felice

 della pianta di Jesse, ecco il momento;

è matura l’evento.

Io ben conosco all‘ impeto del cor,

che in me s’annida,

la man che mi rapisce,

e che mi guida.

 

 

Aria (Gioiada)

D’insolito valore

sento che hò il sen ripieno;

e quel valor, che hò in seno,

sento che mio non è. (parte)

 

 

Coro (degli seguaci d’Atalia e Matan)

Corriam l’odiate mura a

diroccar del tempio!

E là con fiero scempio

ogni nemico involto sepolto resterà.

Più non si tardi!

Andiamo!

Sul falso Dio d’Abramo

Baal trionferà.

 

 

Recitativo

Matan:

Torna, Atalia alla Reggia!

A Gioiada io ne andrò.

Atalia:

Và dunque,

e sappi la favola adornar!

Pria che altri il stinga,

fingiam noi questo Rè,

ma resti sempre in poter nostro

e in fin che util

ne sia e viva, e regni.

Matan:

O, Donna eccelsa!

O, nata veramente a regnar!

Atalia:

Sebia s’appressa – taci!

Alla nostra frode

necessaria è costei.

Vanne, io t’atendo

là di Baal nel tempio!

Matan:

Io vo; ma seco tu gli odi

tuoi dissimular procaccia,

e che sei rammenta

alla inimica in facia.

 

 

Aria (Matan)

Tempeste il mar minaccia;

l’aria di nembi è piena;

ma l’alma tua serena,

nò, paventar non sa. (parte)

 

 

Recitativo

Atalia:

Alfin posso una volta stringerti

al sen, diletta nuora, -

e posso…

Sebia:

Non insultar, Regina, alle miserie mie!

Svenasti i figli,

non derider la madre!

Atalia:

E ancor t’ingombra

questo volgar error?

Oggi di nuovo Gerusalem t’adorerà;

Sarai oggi madre d’un Rè.

Sebia:

Madre! E in qual guisa

rinasce un figlio mio?

Atalia:

Da noi salvato

uno ne fingerem.

Sebia:

Ma come speri

che resista l’inganno

al santo zelo

dell‘ accorto Gioiada?

Atalia:

Io lo prevenni;

sarà per noi.

Sebia:

Gioiada ancor?

Atalia:

Sì; tutto, tutto,

Sebia, pensai.

Chi ti consiglia, nulla obbliò.

Ben puoi fidarti, o figlia.

 

 

Aria (Atalia)

Figlia, rasciuga il pianto,

e piu non di doler!

È tempo di goder,

piangesti assai.

Vanne, e più giusta intanto,

vedi il mio cuor, qual è,

quanto pensai per te,

quanto t’amai.

Figlia, rasciuga…

 

 

Accompagnato

Sebia:

Che falso amor!

Porgere a destra ignota

di Davidde lo scettro!

E me di tanta enormità

voler ministra!

E pure Gioiada istesso –

Ah, non è ver!

Conosco l’incorrotto pastor.

Ma se l’avesse l’empia sedotto?

Egli pur or mi disse

che oggi lieta sarò.

Si torni a lui

pria che alla reggia.

Ah, non soffrir, che sia, Signor,

il tuo gran nome

calpestato così.

Mostra una volta quel che puoi,

quel che sei.

Sian distinti

una volta i buoni, e i rei.

 

 

Aria (Sebia)

Armati di furore,

confondi un cor sì rio!

Vendica, eterno Dio,

l’oppressa verità!

Ardano le saette

del Dio delle vendette,

chi non curò l’amore

del Dio della pietà.

Armati di furore …

 

 

Coro (di Donzelle)

Da‘ colpi insidiosi di lingua rea,

che lusingando uccida,

difendine, Signor.

D’occulta frode, che alletta, ed avvelena,

Signor, lo sai,

tutta la terra è piena.

Da‘ colpi insidiosi …

 

 

 

Parte Seconda

 

Coro (degli seguaci d’Atalia e Matan)

Gran Baal, pietá di noi!

Or tremanti t’invochiamo.

Sia per te del Dio d’Abramo

il tuo popol vincitor!

All‘ orror del gran periglio,

che d’Abramo il Dio c’appresta,

qual‘ imagine funesta!

Come in sen ci trema il cor!

 

 

Recitativo

Atalia:

Ah, Matan! Si cospira

contro di noi!

La meditata frode

corriamo ad eseguir.

Sarà bastante sol di

Sebia la fede

per sostenerla.

Matan:

E in lei confidi?

E quanto fedel ti sia,

che puoi sperarne?

Ah, troppo già profonde è la piaga.

Il ferro, il fuoco

porre in uso convien.

Ecco le schiere.

Opprimi i rei!

Gl’infidi, distruggi, abbatti,

incenerisci, uccidi!

 

 

Aria (Matan)

Là, nel suo tempio istesso

arda lo stuol profano!

Veggassi il colle, il piano

di sangue rosseggiar.

E del profano stuolo

non si risparmi un solo

che sul compagno oppresso

rimanga a lagrimar.

Là nel suo … (parte)

 

 

Accompagnato

Atalia:

Misera me!

Qual nuova stupidità

m’opprime!

Il rischio apprendo;

nè so come evitarlo.

Eguale al mio è l’affanno,

cred’io, d’egro che sogni

imminente ruina,

ed a fuggirla non si senta valor.

Torna in te stessa,

risolviti, Atalia!

Svegliati, e scosso questo

indegno letargo –

O Dei! Non posso!

 

 

Aria (Atalia)

Ho spavento d’ogni aura,

d’ogni ombra,

atra nebbia la mente m’ingombra

freddo gelo mi piomba sul cor.

L’alma stessa che palpita, e freme

non sa come s’accordino insieme

tanto sdegno

con tanto timor.

Ho spavento … (parta)

 

 

Recitativo

Gioiada:

Vieni, Gioas, vieni, mio Rè!

Gioas:

Se m’ami, deh, caro padre,

chiamami figlio.

Se perdo questo nome,

che mi giova esser Rè?

Gioiada:

Come vorrai ti ciamerò.

Gioas:

La madre che dirà

nel vedermi

in queste spoglie?

Gioiada:

Godrà,

se hai regio il core.

Gioas:

Or che Rè sono sarà degno del trono

anche il cor mio;

non stà il cor de‘ regnanti

 in man di Dio?

Gioiada:

Sì, te’l dissi,

e t’esposi

i doveri d’un Rè.

Questo è il momento di ripetergli,

o figlio. In ogn‘ impresa la prudenza

portar pensa per guida,

per compagno il valore,

la giustizia sugli occhi,

e Dio nel core!

 

 

Aria (Gioiada)

Tu compir così proccura

quanto lice ad un mortale;

e poi fidati alla cura

dell‘ eterno condottier.

Con vigore al peso eguale

l’alma iddio conferma, e regge,

che frá l‘altre in terra elegge

le sue veci a sostener.

Tu compir…

 

 

Accompagnato

Gioas:

Signor, che mi traesti dal sen del nulla,

e mi scolpisti in fronte l’alta imagine tua,

di tanti doni degno rendimi ancor.

Tu in Samaria dall’ira d’Atalia,

che i miei germani scellerata svenò,

che il trono invase , semivivo salvasti.

Ah, fiera strage! Ah, perfida Atalia!

Giusto rimorso non ti lacera il cor?

Quegl‘ innocenti mi sembra di vedere

in volti ancora giacer nel proprio sangue,

e le ferite contar ad una ad una.

Ove io mi volgo gli ritrovo sul ciglio.

Ahi vista! Ahi scempio!

Oh tragedia funesta!

Io tremo, io gelo d’orrore, di pietá.

Stupido resto alla penosa rimembranza atroce

senza alma,

senza moto, e senza voce.

 

 

Aria (Gioas)

Sventurati! Invan mi lagno,

ed invano ognora sento

a me intorno il mio lamento

flebil eco a replicar.

 

 

Coro

Dal tuo soglio, eterno Dio,

ci difenda il tuo favore;

e l‘affanno degli cori

fa pietoso alfin calmar.

 

 

Recitativo

Gioiada:

Che mai reca Ismaele?

Ismaele:

O tutto, o parte Atalia traspirò.

Freme, raccoglie armi,

faci, guerrieri:

ed a momenti

ci assalirà nel Tempio.

Gioas:

Ahimè! Chi mai ci difenderà?

Gioiada:

Chi ci difese

infino ad or.

Ismaele:

Vieni colla tua fede a

confermar de‘ timidi Leviti

la virtù vacillante.

Unisco anch’io alla tua la mia fede.

A Dio non chiedo, che oprando esercitar

quello ch’io credo

 

 

Aria (Ismaele)

Colla fede in suo camino

senza tema di procelle

il nocchiero, il pelegrino passa

i monti, e varca il mar.

 

 

Recitativo

Gioiada:

Andiam dunque, Ismaele!

Ismaele:

Andiamo!

Gioas:

E solo m’abbandoni, o signor!

Gioiada:

Nò, viene appanto la madre tua.

Torno fra poco.

A lei và, corri in braccio,

e rasserena il ciglio.

Sebia, questi è il tuo Rè,

questi è il tuo figlio.

Sebia:

(Dunque è ver!.

Atalia fin Gioiada ha sedotto.)

Gioas:

Ah, cara madre mia!

Sebia:

Taci. Che madre? Tu figlio mio?

Non usurpar quel nome.

Gioas:

Io non son figlio tuo?

Ma chi son io?

Sebia:

D’un empio tradimento

il misero stromento.

Io volo, io volo

la frode a publicar,

prima che sparsa

fra le crudele genti…

Gioas:

Madre, ah nò! Dove vai?

Fermati, senti.

Sebia:

Partir mi lascia!

Gioas:

Ah, per pietà!

Sebia:

Che fai?

Perché ti pieghi al suol?

(E pur mi sento indebolir.)

Non trattenermi, audace!

Gioas:

Dimmi figlio una volta,

e vanne in pace

 

 

Duetto

Gioas:

Guardami in volto, o madre,

una volta almeno;

e figlio nel tuo seno

mi sentirò chiamar.

Sebia:

(Ah che vuol dir quest’ira,

che nasce appena e muore!

Ah, che vuol dire il cuore

col tanto sospirar!)

Gioas:

Mira l’affanno mio!

Sebia:

(Qual tenerezza, o Dio!)

Gioas/Sebia:

Mi và di vena

in vena il sangue a ricercar

Di vera luce un raggio,

gran Dio, da te discenda,

che ci rischiari, accenda,

dia fine al dubitar.

Gioas:

Guardami in volto…

 

 

Recitativo

Gioiada:

Eccomi a voi.

Tutto è disposto.

Sebia:

Ah, fuggi, fuggi!

E se a Dio non puoi,

celati per vergogna

al mondo, a noi.

Gioiada:

Io? Regina? E perchè?

Sebia:

Tu alzar sul trono

un finto Rè?

Gioiada:

T’accheta. Questi è il vero Gioas,

serbato al trono

per divino consiglio.

Gioas:

Madre mia, non tel dissi?

Io son tuo figlio.

Gioiada:

Sacri guerrieri,

a sostenere eletti l’onor di Dio,

del regio tronco antico

ecco l’unico germe,

all’ira insane dell’empia donna,

e de‘ seguaci suoi involato dal ciel,

serbato a voi.

Le mie parti ho compite.

Il caro pegno difendetevi adesso,

io ve’l consegno.

E giurate prostesi al regio piede

ostequio, amore, ubbidienza, e fede.

 

 

Coro (di Leviti)

Fé giuriamo;

e Dio ne privi di mirar

più i rai del sole,

se manchiam giammai di fé.

 

 

Recitativo

Sebia:

O, mirabile in tutto

omnipotente Dio!

Sempre il tuo nome canterò

fin ch’io viva.

O, fortunate lacrime mie!

Che impetuoso è questo torrente

di contenti!

Ah figlio! Io sono fuor di me stessa;

e nel contento estremo

per soverchio piacer

lagrimo e tremo.

 

 

Aria (Sebia)

Son passati i lunghi affanni;

il timor sgombrai dal petto;

e già provo

un dolce affetto,

che lusinga, e parla in me.

Ora a porger voti al cielo

lieta più con voi cospiro;

consolata in noi rimiro

tutto intiero il suo favor.

Son passati … (parta)

 

 

Accompagnato

Gioiada:

Ma qual, tumulto è questo?

Gioas:

Ecco del tempio

le porte a terra.

Ecco Atalia!

Deh mira,

come torbida gira intorno il ciglio!

Salvati, madre mia!

Sebia:

Salvati, figlio!

Atalia:

Perfidi traditori!

Gioiada:

Arresta il passio, empia figlia d’Acabbo!

Ah, degli abissi pendi già sulla sponda,

la vendetta di Dio già ti circonda!

Atalia:

Ahimè! Qual forza ignota anima

quelle voci! Io tremo, io sento

tutto inondarmi il seno di gelido sudor.

Fuggasi!

Ah quale… Qual è la via?

Chi me l’addita?

O Dio! Che ascoltai? Che m’avvenne?

Ove son‘ io?

 

 

Aria (Atalia)

Nell‘ orror della tempesta

il timor mi veggo accanto;

nè so quanto ancor mi resta

di dolente a paventar.

Ove volgo il mesto ciglio

Ah purtroppo il mio periglio

vado misera a incontrar.

Nell‘ orror ... (parta)

 

 

Recitativo

Gioiada:

Traggasi l’infelice

altrove a delirar!

Gioas:

Gioiada, ah vedi,

come timida fugge!

Sebia:

Ah temo ancora qualche

nuova sventura!

Ismaele:

Uscita appena, Signor, cadda Atalia,

da man fedele trafitta il sen.

Gerusalemme esulta è distrutto Baal.

Matan istesso da‘ suoi seguaci oppresso

spira colà, frà le idolatre mura,

ull‘ are del suo Dio, l’anima impura.

 

 

Coro (di Leviti)

Lieta regna, e lieta vivi,

o di Jesse eccelsa prole,

nostra speme, e nostro rè!

 

 

Recitativo

Gioiada:

Osserva adesso, o mio figlio,

qual è il fin de‘ malvagi!

Gioas:

Io so; l’appresi, padre da te.

Soffre i malvagi Iddio felici un tempo,

o perchè vuol pietoso lasciar spazio all‘ emenda,

o perchè vuole con essi i buoni esercitar:

ma piomba alfin

con più rigore

sopra i sofferti rei l’ira divina.

Ah, sia squola pe me

l’altrui ruina!

 

 

Aria (Gioas)

Adoro te solo

placato mio Dio;

A te sol

desio amante,

costante quest‘

alma serbar.

Il trono mi rendi;

è dono si raro,

m‘ è grato, m‘ è caro;

e sempre il tuo nome intendo lodar.

Adoro te solo ...

 

 

Recitativo

Gioas:

L’opra è compita.

Ecco di nuovo in trono

di Davidde la stirpe!

Han pur veputo

sì bel dì gli occhi miei!

Quando a te piace or fa, Signor,

ch’io gli racchiuda in pace.

 

 

Coro (di Leviti)

A te gloria, o mente eterna!

Fa, che quanto il vecchio Abramo

ti sappiamo festeggiar!

 

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